"A se stesso"

Letteratura e teatro

√ą una delle cinque liriche che compongono il Ciclo di Aspasia. Il poeta, dopo una cocente delusione amorosa, parla con se stesso e si rivolge al suo cuore perch√© smetta di disperarsi e di sperare.

La poesia, composta da un’unica strofa in cui si alternano versi endecasillabi e settenari, si articola in tre parti (da Or poserai per sempre, / stanco mio cor… fino a … il desiderio √® spento; da Posa per sempre... fino a ... e fango √® il mondo; da T’acqueta omai... fino a… e l’infinita vanit√† del tutto) corrispondenti a tre diversi momenti di riflessione rispetto a un unico pensiero, che sempre ritorna: l’invito del poeta al suo cuore, a se stesso, perch√© smetta di tormentarsi e di soffrire. L’amore (l’inganno estremo) √® finito per sempre – dice il poeta - e con lui sono morte la passione e la speranza; le tue emozioni, cuore mio, sono state intense (Assai / palpitasti) ma inutili e sulla terra non c’√® niente che le meriti. Ma la vita, senza illusioni e passioni, ci riserva solo noia, amarezza e nient’altro (altro mai nulla), perci√≤ agli uomini (Al gener nostro) non resta che la morte, unico dono del destino per sfuggire al dolore e all’inutilit√† di ogni cosa.

 

Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Per√¨ l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Per√¨. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, né di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanit√† del tutto
.

 

Angelo Monteverdi[1] è autore di una lettura critica dei Canti che mette in luce gli accorgimenti usati da Leopardi per creare nel lettore una costante tensione e avvicinarlo allo strazio del suo cuore tormentato e spezzato.

Secondo Monteverdi, la poesia A se stesso ha come caratteristica principale la mobilit√†. La figura retorica dell’enjambement, per cui la fine del verso non coincide con la fine della frase, √® presente come in nessun altro componimento.

 

Le pause sono frequenti, undici segnate dal punto fermo; di queste, due, le pi√Ļ significative, delimitano una sola parola: Per√¨; quella alla fine del decimo verso (La vita, altro mai nulla; e fango √® il mondo.) ha il punto e virgola, per rovesciare la funzione della “e” che, di norma lega fra loro le frasi.

 

Alcune proposizioni hanno il soggetto in comune e mancano del verbo (Amaro e noia / la vita, altro mai nulla); altre sono costituite solo da un verbo (Perì) o dal verbo accompagnato da un avverbio (Ben sento, Assai palpitasti, T'acqueta omai) o da una locuzione avverbiale (Posa per sempre, Dispera l'ultima volta).

 

Il discorso √® costituito soprattutto da verbi e sostantivi. A volte i verbi si ripetono (poserai, posa, per√¨, per√¨) mentre i sostantivi sono tutti diversi e carichi di espressivit√†, anche quelli che indicano concetti simili (speme, desiderio, moti, sospiri); quelli che definiscono aspetti essenziali delle cose (terra, mondo, natura, vita, morte, fato) si trovano all’inizio o alla fine dei versi o sono contrassegnati da punti fermi e virgole. Gli aggettivi sono molto pochi e a volte vengono usati come sostantivi (l’amaro, il tutto).



[1]A. Monteverdi, Frammenti critici leopardiani, Napoli, Esi, 1967. Facciamo riferimento all'analisi della poesia A se stesso .

 

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