"De monarchia"

Letteratura e teatro
Signorelli, "Ritratto di Dante" (1500-1504). Fonte: Casa di Dante

Scritto in latino e suddiviso in tre libri, è l’unico trattato in prosa che Dante abbia terminato. La scrive quando gli è stata confermata la sua condanna a morte e l’impresa di Arrigo VII è ormai fallita.

Dante riprende e sviluppa – una per ogni libro – le tre idee politiche in cui crede fermamente, già presenti anche nel Convivio, e che saranno approfondite in molti canti della Commedia.

Nel libro I il poeta espone la necessità di una monarchia universale, la sola istituzione capace di dare al mondo pace e giustizia; nel secondo esalta la predilezione divina per l’impero di Roma, che dovrà per questo essere la sede dell’autorità imperiale; nel III libro, infine, sostiene l’autonomia del papato e dell’impero, i “due soli”, le due massime autorità, che derivano entrambe direttamente da Dio, ma che agiscono in ambiti nettamente separati, quello “terrestre” e quello “celeste”.

L’opera si opponeva in particolare alle idee espresse da Bonifacio VIII nella bolla Unam Sanctam, nella quale si proclamava la supremazia del potere spirituale su quello temporale, pena la scomunica in caso di ribellione. Il libro fu perciò messo all’indice come eretico già pochi anni dopo la morte del poeta e la condanna venne revocata solo nel 1881 dal papa Leone XII.

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