5.1 L'Italia settentrionale

    Dialetti e altri idiomi d'Italia
    La carta “ceppo” dell’AIS

    A nord della La Spezia-Rimini troviamo la resa come g, d, v delle originarie (cioè latine) k, t, p quando si trovano tra vocali. In tutta l’area abbiamo dunque esiti come formiga, cadena, rava. È il fenomeno noto come sonorizzazione, perché si ottiene facendo vibrare, dunque risuonare, le corde vocali. Si tratta di un fenomeno che troviamo anche nel francese (si pensi a savon dal lat. SAPONE) e nello spagnolo (fuego da FOCU, prado da PRATU): per questo la linea La Spezia-Rimini è considerata il confine meridionale di tutto il dominio romanzo occidentale. Un’altra sonorizzazione settentrionale coinvolge l’esecuzione tra vocali della s, che suona sempre come in sbaglio e mai come in sale. Tutta l’area conosce poi lo scempiamento delle consonanti geminate, per cui mancano le “doppie” (spala ‘spalla’) . I nessi latini CL- e GL- si sviluppano in genere in ci- e gi- (CLAVE  > ciav / ciave ‘chiave’; GLANDA > gianda ‘ghianda’). L’esecuzione dell’articolo determinativo maschile è indifferente al modo in cui inizia la parola seguente, proponendo sempre il tipo il (reso per lo più come el: el can, el scarpon). Per esprimere il passato, poi, l’unico tempo previsto è il passato prossimo.

     

    Quest’area mostra invece una minore compattezza relativamente ad altri fenomeni: in particolare si può distinguere un’area “galloitalica” (costituita cioè dai dialetti parlati nei territori che furono diversamente interessati dall’invasione di tribù galliche, e che oggi sono diffusi in gran parte del Piemonte, in Lombardia, Emilia Romagna e Liguria) da un’area veneta a oriente del corso dell’Adige. Uno dei tratti forti dell’area galloitalica, la debolezza delle vocali non accentate (“atone”), che con l’esclusione di -a finale vengono in genere soppresse (per esempio da TELARIU ‘telaio’ si ha tlèr), si riscontra assai meno in area veneta (il veneziano gato è così gat nel milanese); mancano poi all’inventario fonetico veneto le caratteristiche vocali turbate presenti anche nel francese (milanese mür ‘muro’; rœda ‘ruota’). All’interno dell’area galloitalica manifestano caratteri peculiari i dialetti liguri: basti pensare che uno dei “marchi di fabbrica” galloitalici, la caduta delle vocali atone, qui non si manifesta (al torinese lajt ‘latte’ corrisponde il genovese lajte).

     

    L’area friulana, un tempo considerata la sezione orientale dei dialetti “retoromanzi”, cioè originati dalla sovrapposizione del latino sulla lingua degli antichi Reti, è oggi ritenuto un sistema a sé stante, che, pur condividendo caratteristiche generali dei dialetti settentrionali, mostra vistose peculiarità. Tra queste vanno ricordate la pronuncia “palatale” di K- e g- davanti ad -a (ciasa ‘casa’; gialina ‘gallina’); l’espressione del plurale attraverso la  -s (plurale “sigmatico”: ciasis ‘case’); il mantenimento dei gruppi  “consonante + L” (CLAVE > clav, PLANU > plan).